ICT-Prospacersirmifida inform
29.07.2015

Le imprese riprendono a investire in ICT


Giancarlo Capitani evidenzia il dato più confortante dell’ultimo rapporto Assinform, che fotografa il mondo del Digitale


È ormai evidente: dopo anni di difficoltà il mercato italiano dell’ICT riprende a dare timidi segnali positivi. Lo conferma anche il Rapporto Assinform, realizzato in collaborazione con NetConsulting cube, che prevede per fine 2015 una crescita dell’1,1% per il settore, e il decollo di segmenti “emergenti”.
Crescono a due cifre l’IoT (+13%), l’e-commerce (+17%), i servizi di data center e il Cloud (+37%) e le piattaforme di gestione web (+13,8%). Crescono anche il software e le soluzioni di nuova generazione (+4,2%), i contenuti digitali e la pubblicità online (+8,5%).

A rafforzare la fiducia è soprattutto la ripresa degli investimenti in ICT nel 2014.
Tutti i principali settori dell’economia italiana hanno mutato in positivo il segno degli investimenti in Digitale rispetto all’anno precedente: dal manifatturiero (+0,6%), alle banche (+1,1%), alle assicurazioni (+1,5%), a Telco e Media (+0,9%), ai viaggi e trasporti (+0,8%). Fa eccezione solo la PA, ostica all’innovazione, per la quale persiste la contrazione degli investimenti, anche se con un ritmo in attenuazione: PAC al -2,6%, PAL al -2,1% e Sanità al -2,2%. Viene quasi da pensare che la spending review sia una buona scusa per attuare una strategia gattopardesca.
Sottolinea Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube: «Cause congiunturali e strutturali e la lunga crisi che il nostro Paese ha attraversato hanno indotto imprese, PA e famiglie a ridurre investimenti e spese in ICT. Ma il processo di digitalizzazione in atto anche nel nostro paese comincia a rappresentare un fattore di contrasto a questi fenomeni con effetti positivi sul mercato».
«Il 2014 è stato un anno caratterizzato non soltanto da un’ulteriore accelerazione della diffusione delle tecnologie digitali, ma soprattutto dall’impatto che il loro utilizzo sempre più intensivo sta determinando sul cambiamento nelle strategie delle imprese, nei modelli di consumo e nei rapporti tra PA e cittadini».
Secondo Capitani, gli strumenti che possono abilitare la trasformazione digitale delle aziende italiane «sono sostanzialmente tre e rappresentano i veri driver attuali e prospettici del mercato: il Cloud, che raggiunge il valore di 1 Mld€, un modo nuovo di accedere alle risorse tecnologiche e applicative sia sul lato della domanda che dell’offerta; le applicazioni per l’accesso a servizi in mobilità delle persone, lavoratori e cittadini, con impatti sui modelli di organizzazione del lavoro, di pagamento e di relazione interpersonale creando nuovi ecosistemi relazionali tra individui, imprese, finanza e PA; l’IoT, la cui importanza non si esaurisce nella dimensione di mercato ormai raggiunta (1,6 Mld€ nel 2014) e nella crescita del 13% dello scorso anno, e che evidenzia numerosi progetti in aree verticali ancora poco integrate tra loro: mobilità urbana, trasporti, sicurezza, smart grid, edifici intelligenti».
Una spinta verso l’innovazione digitale è già in atto, ma per confrontarsi con l’Europa il ritardo da recuperare è notevole e la competizione va vista come un’opportunità di ulteriore crescita.
«Non dobbiamo dimenticare il gap che abbiamo accumulato rispetto ai maggiori Paesi, su tutte le variabili costitutive di un Paese digitale, dalle reti a banda ultralarga alle competenze, alla digitalizzazione del settore pubblico – sostiene Capitani – e proprio da quest’ultimo fronte occorre partire. Il Governo si è dato in proposito un piano strutturato, sintetizzato nel documento “Strategia per la banda ultralarga e la crescita digitale”. Si tratta ora di dare concretezza a questo piano».