ICT-Prospacersirmifida inform
29.04.2016

Banche sempre più digitali


Il rapporto ABI Lab evidenzia che oltre una su tre incrementa gli investimenti; meno filiali e personale, ma più analisti di big data e app

 

Le banche continueranno a essere sempre più digitali e mobile-oriented, sempre più spostate sullo smartphone per operazioni anche dispositive e pagamenti.
L’ultimo rapporto annuale sullo scenario e i trend del mercato ICT per il settore bancario di Abi Lab, che prende in considerazione circa il 70% del sistema bancario nazionale, ha tracciato uno scenario interessante sul tema.
Secondo l’indagine, nel 2016 il 34,8% delle banche italiane prevede di investire in ICT una somma superiore di oltre il 5% rispetto all’anno scorso; e per un altro 4,3% del campione il budget sarà, nelle stime, aumentato di una cifra inferiore al 5%. In totale è dunque del 39,1% la quota di istituti di credito che alza l’asticella degli investimenti; una percentuale identica (il 39,1%) è quella delle banche per le quali il budget resta lo stesso dell’anno scorso, mentre si ferma al 21,7% la quota di chi intende ridurlo.
Tra le priorità d’investimento degli istituti di credito, dopo l’integrazione tra i canali (per il 74% del campione), si posiziona il potenziamento dei servizi via Internet (56%) e del mobile banking (44%).
Ne deriva che sul fronte della sicurezza il grande filone d’investimento diventa il potenziamento dei canali remoti (prioritario per il 48% del campione) alla pari con la lotta ai pirati informatici (gestione e mitigazione del rischio cyber, 48%).
Se Internet è un rischio, lo sviluppo digitale passa comunque di lì: la banca di domani è per tutti la «banca mobile». È diventato perciò essenziale avere programmi e programmatori, e buone app che il cliente possa scaricare sullo smartphone. Tutte le banche del campione (il 100%) dispongono oggi di un mini-software per il mobile banking, sia per iPhone sia per sistemi Android. E quattro banche su dieci ne stanno pianificando gli aggiornamenti nei prossimi sei mesi.
Dal punto di vista dell’occupazione, se la paura è legata alla fine delle filiali, aumentano esponenzialmente le richieste per le “nuove professioni”, come il data scientist, lo scienziato delle informazioni che vengono dal web e da tutto il comparto del digital marketing.
La banca del futuro è digitale e grazie alle tecnologie offerte dal digitale gli istituti di credito hanno l’opportunità di conoscere e meglio soddisfare le esigenze dei clienti, ricostruendo quella relazione di fiducia che una volta nasceva e cresceva in filiale, e che oggi va gestita in tutti i momenti di contatto, fisici o virtuali che siano.