ICT-Prospacersirmifida inform
20.07.2016

Brexit e il possibile impatto sul settore Tech



 

Londra si è ritagliata nel tempo la fama di capitale digitale d’Europa, e il fatto che il Regno Unito abbia votato con un referendum per l’uscita dall’Unione europea aprirà nuovi scenari anche nel mondo dell’ICT.
Sono stati scritti articoli apocalittici, si è già detto tutto e il contrario di tutto. Una cosa è certa, ci vorrà del tempo per avere un quadro chiaro, ma ci sono comunque degli aspetti su cui tutti gli osservatori concordano.
Innanzitutto il settore digitale potrebbe soffrire più di altri il pericolo di una carenza di competenze in UK; con un freno all’immigrazione, le aziende potrebbero faticare a trovare le persone di cui hanno bisogno per portare avanti le proprie attività.
Inoltre, i cittadini UE che lavorano nel settore ICT potrebbero percepire che le proprie carriere abbiano maggiori possibilità di successo altrove; c’è quindi una possibilità reale che molti cercheranno opportunità altrove in Europa.
Il ruolo del Regno Unito come “hub digitale” potrebbe avere un duro contraccolpo. Con l’incertezza che il voto ha portato, i principali fornitori di soluzioni ICT stanno già valutando la possibilità di spostare i propri HQ fuori da UK per meglio operare all'interno dell'UE. Ovviamente, non essere parte del mercato unico digitale potrebbe comportare per UK un ulteriore isolamento e privarla dei benefici di commercio ed e-commerce oltre confine.
La Brexit potrebbe rendere più difficile per le aziende districarsi tra le normative e garantire il rispetto delle regole dei diversi paesi; in primis il tema della protezione e del controllo dei dati rappresenterà un’area di criticità qualora UK adottasse una variante della normativa europea sulla protezione dei dati.
Altre preoccupazioni riguardano la possibilità futura di ottenere credito e finanziamenti, specialmente per le start-up. Il Fondo Europeo per gli Investimenti è il principale investitore nelle società di venture capital in UK, e che questo flusso di finanziamenti resti inalterato, e per quanto tempo, è quindi un grande punto interrogativo.
Un primo rumor su tutti l’ha fatta da padrone: Vodafone e la sua intenzione di lasciare Londra.
Per l’Italia, gli scenari sembrano per il momento allettanti e all’indomani del referendum si è rafforzata la convinzione che l’uscita di UK dall’Europa si potrebbe trasformare in una reale opportunità, in particolare per Milano. Come sappiamo il neo sindaco Sala ha messo in agenda una serie di appuntamenti a Londra che si stanno svolgendo mentre scriviamo, per testare tra gli altri con EBA, l’Autorità Bancaria Europea ed EMA, l’Agenzia Europea per i Medicinali, possibili scenari per un loro eventuale trasloco a Milano, dove fra l’altro l’ex area Expo attende con ansia il suo futuro.
Il nostro Paese ha molte carte in regola per giocare un ruolo determinante in questo nuovo scenario. Cosa devono dunque fare le aziende italiane per cogliere queste opportunità? Come sempre, attrezzarsi in velocità, rivedere i propri piani strategici e valutare attentamente gli impatti diretti ed indiretti.
Anche da parte del Governo ci vorrà un impegno, all’insegna degli stimoli alla delocalizzazione, alla detassazione e ai nuovi accordi strategici.