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23.10.2015

Cambia il mondo delle professioni nell'era Digitale


Intervista a Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube

 

D – I nuovi fenomeni che dilagano nel mondo della Digital Technology stanno cambiando profondamente le imprese e le loro dinamiche, modificando i processi interni e quelli occupazionali e di recruiting.

Com’è cambiato l’utilizzo delle tecnologie in azienda nell’era Digitale rispetto all’era ICT?

R – C’è una grande differenza tra il ruolo che veniva giocato dall’ICT e quello odierno, caratterizzato da tutte le tecnologie che fanno riferimento al mondo Digitale.

Storicamente l’ICT è stato strumento di “efficientamento”, finalizzato a migliorare i processi interni all’azienda per incrementare la produttività con conseguente risparmio sui costi. Quindi un ruolo ancillare rispetto alla riorganizzazione dei processi aziendali.

Il Digitale, facendo riferimento a quelli che ha definito “i nuovi fenomeni” - Cloud, Mobile, Social, Big Data, IoT - agisce su tre aree fondamentali. La prima è quella della relazione con il Cliente: il Digitale serve a gestire la relazione interattiva con il nuovo Cliente Digitale e a creare e mantenere viva la Customer experience. La seconda è quella della riorganizzazione dei processi interni finalizzata ad un nuovo modo di

lavorare basato sul principio della collaborazione. La terza è la possibilità di creare e portare sul mercato prodotti e servizi innovativi, permettendo di fare cose nuove, non possibili in passato.

In sintesi, mentre nell’era dell’ICT le tecnologie erano a ruota della riorganizzazione dei processi, nell’era del Digitale sono profondamente compenetrate con il business e le strategie aziendali.

D - In che modo e in quale misura questi nuovi paradigmi impattano sulla richiesta di nuove competenze?

R – Le aziende oggi stanno innovando l’ infrastruttura tecnologica su due livelli e questo approccio bimodale ha un impatto sul profilo delle nuove competenze richieste. Da un lato occorre innovare il patrimonio legacy, sia sulle infrastrutture che sulle applicazioni. Occorre intervenire sull’ICT tradizionale per fornire un supporto al Digitale.

Dall’altro lato occorre introdurre in modo sinergico e complementare all’ICT tradizionale rinnovato le nuove Tecnologie Digitali in funzione della trasformazione dell’intero contesto aziendale.

La necessità che ne deriva è di disporre di specialisti dotati di nuove competenze tecnologiche, ma anche di competenze basate su una conoscenza di problematiche sia tecnologiche che di business.

D - Ritiene che il livello delle competenze digitali in Italia sia all’altezza di quello che si rileva nel resto d’Europa?

R – No. Come viene evidenziato da varie statistiche, come ad esempio dall’analisi CEPIS e-CB sui professionisti, le nostre competenze digitali rispetto all’Europa sono molto più di base e mancano competenze di livello più elevato.

In Italia abbiamo sostanzialmente due gap: uno di natura quantitativa, con un numero di competenti digitali disponibili sul mercato del lavoro insufficiente a soddisfare la Domanda, e soprattutto uno di natura qualitativa dovuto all’età media elevata e a titoli di studio inferiori rispetto alla media europea dei professionisti “digitali”.

D – Pensa che il sistema scolastico italiano si stia adeguatamente attrezzando per stare al passo con le nuove dinamiche che il Digitale richiede?

R – Il sistema scolastico e in generale quello della formazione, che include anche l’Università, non ha la stessa velocità di cambiamento rispetto a ciò che occorrerebbe per produrre queste competenze in numero e con la qualità sufficienti; e i contenuti dei corsi sono ancora troppo tradizionali e poco coerenti con le necessità delle aziende.

D - Quali sono le aree con più elevata richiesta di competenze digitali e quali i profili mancanti o che più necessitano di un “adeguamento” ai tempi?

R – Le figure mancanti sono principalmente quattro, concentrate nell’area tecnica, design e sviluppo: gli specialisti di cyber security, i project manager, i systems architect e i digital media specialist.

Il sistema della formazione dovrebbe essere molto più pronto a raccogliere le sfide del mondo Digitale anche perché la scarsità di figure competenti fa sì che questi profili non solo siano difficili da reperire sul mercato del lavoro ma siano di conseguenza anche molto costosi. Solo le grandi organizzazioni sono quindi in grado di utilizzare risorse di questo tipo, e ciò contribuisce al divario con le piccole e medie aziende, che non possono invece permettersi un pari livello di competenze.