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28.06.2018

Competenze Digitali, cresce la richiesta nelle professioni tradizionali


 

 

Il peso delle competenze digitali cresce trasversalmente in tutte le aree aziendali e in tutti i settori, con un’incidenza media del 13,8%. Oggi però non basta guardare alla richiesta di specialisti ICT: cresce contestualmente la domanda di skill digitali anche nelle professioni tradizionali.
Malgrado la quota crescente di competenze digitali richieste nelle funzioni direttive e manageriali, il passaggio al Digitale nella scala delle priorità delle aziende non è ancora considerato strategico.
Sono queste alcune delle le principali dinamiche emerse dai risultati dall’ultima edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, lo studio condotto dalle principali associazioni ICT in Italia - AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia - con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e in collaborazione con MIUR e AGID. L’analisi è stata effettuata su 540mila ricerche di personale, per 239 figure professionali nel 2017, nei settori dell’industria, del commercio e dei servizi, con particolare riferimento a meccanica, fashion, commercio al dettaglio della moda, hospitality e settore pubblico.
È nell’Industria che la crescita del peso negli skill digitali risulta più evidente: qui il DSR - Digital Skill Rate - va dal 20% medio per le professioni di Supporto e Management al 17% medio per le figure core, con punte più elevate nella Produzione, Progettazione, Ricerca e Sviluppo, Marketing e Gestione delle Risorse umane. Un andamento simile, seppure meno marcato, si registra nei settori dei Servizi e del Commercio.
Le richiese di competenze digitali più avanzate evidenziano significative differenze nei diversi settori. Gli skill digitali di base, quelli per l’uso quotidiano di strumenti informatici, pesano per il 41% nell’Industria, il 49% nei Servizi e il 54% nel Commercio; gli skill applicativi (capacità di usare strumenti e software nei processi operativi e decisionali) per il 40% nell’Industria, il 25% nei Servizi e il 21% nel Commercio; quelli di brokeraggio (utilizzo di strumenti informatici per lo scambio di informazioni e la comunicazione) per il 12% nell’Industria, il 16% nei Servizi e il 20% nel Commercio; quelli tecnici ICT (vicini alle competenze specialistiche, su soluzioni e piattaforme tecnologiche) per il 7% nell’industria, il 10% nei Servizi e il 4% del Commercio.
La domanda di skill di base prevale solo nel Commercio, mentre nell’Industria e nei Servizi prevalgono gli skill avanzati, visti come fattori di una più evoluta professionalità. E questo si accentua per le attività core dell’azienda, dove la rilevanza media degli skill avanzati sale al 63% nell’Industria e al 41% nei Servizi.
Dall’analisi emerge una forte correlazione tra skill digitali e soft skill, quelle abilità trasversali un po’ a tutti i “mestieri”, che connotano comunque una più evoluta professionalità, come l’apertura al cambiamento, il problem solving, il team working, il pensiero creativo, la capacità di gestire il tempo e di comunicare con i Clienti. La presenza di soft skill è infatti uguale o maggiore rispetto alla media di settore nelle professioni con DSR più elevato, con rispettivamente il 35% nel Commercio, il 36% nei Servizi e ancora il 35% nell’Industria.
La ricerca e fidelizzazione dei talenti e la riconversione al Digitale variano da settore a settore. Nell’Industria Meccanica, dove il DSR nelle professioni è del 26%, cresce la necessità di competenze digitali nelle Direzioni; nell’Industria della Moda, si chiedono competenze digitali per le figure a più elevata professionalizzazione (nel 59% dei casi); nel Piccolo Dettaglio Moda prevale la ricerca di competenze digitali attraverso contratti part-time e, soprattutto, consulenze esterne. nell’Hospitality il digitale è percepito come una discriminante fondamentale nella selezione naturale del settore.
«I settori Meccanica e Moda si trovano quasi agli antipodi – commenta Giancarlo Capitani, Presidente di Netconsulting cube, che ha curato il rapporto insieme all’Università di Milano Bicocca -: mentre la meccanica da un punto di vista della propensione e dell’adozione del digitale si trova tra le aziende con una buona propensione alla digitalizzazione dei processi, il sistema moda risulta tra i settori meno propensi all’evoluzione digitale, con un maggior numero di aziende che manifesta una bassa digitalizzazione: circa l’80% nel sistema pelletteria, circa il 75% nel tessile e 70% nell’abbigliamento».
Tra i settori analizzati, in ambito Pubblico si evidenzia come l’evoluzione digitale in corso stia sollecitando sia gli Enti che le Società IT in House ad adeguare gli skill tecnologici e manageriali già presenti e a curare i meccanismi di attrazione e ritenzione dei talenti. La Dirigenza è l’ambito professionale in cui è più richiesta la disponibilità di competenze digitali. Il reperimento di competenze poggia principalmente sulla riconversione al Digitale degli addetti già attivi nelle strutture. La criticità maggiore è il blocco del turn-over all’interno del Settore Pubblico e l’impossibilità, stanti gli attuali vincoli normativi, ad offrire condizioni retributive ai giovani talenti digital che siano competitive con quelle di mercato.

Tra gli ambiti prioritari di intervento e le iniziative per sostenere le richieste, il «superamento del concorso pubblico come unico canale di recruiting e l’adozione di tecniche avanzate di recruiting basate sull’applicazione di algoritmi - auspica Capitani -sono i principali elementi che dovrebbero migliorare la capacità degli Enti di acquisire e attrarre competenze adeguate». Ma anche il rinnovamento dei percorsi di formazione in ottica digitale a tutti i livelli, dalla scuola secondaria all’università, dalla riconversione professionale alla formazione del management; la riduzione dell’eterogeneità nella domanda di competenze digitali nelle professioni, a livello settoriale, funzionale e territoriale; il sostegno alla piena valorizzazione delle opportunità di lavoro legate a competenze digitali non specialistiche, anche nei settori non tecnologici; il la spinta alle capacità di e-Leadership e change management nei ruoli dirigenziali e in tutte le imprese, perché è il Management che deve stimolare l’innovazione.