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20.07.2016

Il digitale in Italia 2016


Lo studio Assinform presentato al Convegno Industria 4.0

 

Sono due gli insegnamenti che abbiamo portato a casa dal Convegno «Impresa 4.0 - Per una industria italiana più competitiva nell’era digitale» promosso da Assinform e Confindustria Digitale lo scorso 5 luglio. Innanzitutto la tempesta potrebbe essere passata anche se, come vedremo, c’è ancora molto da fare e finalmente Industria 4.0 non è più solo un motto: il digitale è finalmente vissuto come il vero e insostituibile driver affinché il nostro sistema industriale torni ad essere competitivo.
Dal +1,0% di crescita del mercato digitale nel 2015 (per un valore di 64.908 M€), gli attuali scenari prevedono una crescita dell’1,5% nel 2016, dell’1,7% nel 2017 e del 2,0% nel 2018. A trainare sono alcuni settori come l’IoT (+14,9%), il Cloud (+23,2%), i Big Data (+24,7%), le piattaforme per il Web (+13,3%), il Mobile Business (+12,3%), la Sicurezza (+4,4%).
La ripresa degli investimenti riguarda tutti i settori, spinti soprattutto dalle grandi imprese (con un +2,8% atteso nel 2016); le medie imprese si attestano ad un +1,7% e le piccole si fermano a un +0,6%, risultando quindi ancora poco coinvolte dalla trasformazione digitale. La PA Centrale a fine 2016 registrerà un +1,6%, la Sanità un +3%, la PA Locale un -2,0%.
È quanto emerge dallo studio «Il digitale in Italia 2016», presentato nel corso dell’evento curato da NetConsulting cube e dal Politecnico di Milano. «La ripresa della spesa è un risultato positivo, che mostra come il mercato business abbia imboccato la strada della ripresa degli investimenti stabili, puntando in particolare sui digital enabler» commenta Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube. «È un’Italia a macchia di leopardo, con le grandi imprese che innovano, mentre le medie e piccole imprese fanno un’innovazione più tradizionale - continua Capitani - Inoltre sul Mezzogiorno continua a pesare un forte gap e incide la carenza di soft skill». Per quanto riguarda i settori, il più evoluto è quello delle Tlc e dei Media, al primo posto con 8,1 Mld€ di spesa digitale previsti nel 2016. Qui le aziende puntano ad approfondire la profilazione dei clienti e delle loro abitudini di consumo, proseguendo gli investimenti nella banda ultralarga. Il manifatturiero è al secondo posto in termini di spesa con 7 Mld€: l’industria sta accelerando gli investimenti in soluzioni per la gestione della catena della distribuzione, l’Erp, anche se la maggior crescita si vedrà con l’IIoT.
Il mondo del Credito, nonostante un biennio difficile e l’arrivo di nuovi player non tradizionali, punta a piani che dovrebbero migliorare l’operatività e innovare i servizi alla clientela, oltre che al supporto dell’internet banking e all’automazione delle filiali. Le Assicurazioni guardano all’IoT come investimento strategico per ridurre i rischi e migliorarne la gestione.
Quindi, investimenti in crescita e soprattutto percepiti finalmente non più come costo ma come reale differenziale. A testimonianza della centralità del Digitale nel mondo imprenditoriale, la presenza di Riccardo Boccia, Presidente di Confindustria, che ha parlato di «digitale come driver di sviluppo» spiegando che «dobbiamo diventare esperti del futuro» perché, come affermato anche da Agostino Santoni, Presidente di Assinform, «il Paese non ha un piano B» per recuperare posizioni. Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, ha sottolineato i passi concreti che Confindustria, e non solo Assinform e Confindustria Digitale, come avveniva in passato, sta facendo. «Confindustria ha deciso di dare centralità al progetto per la trasformazione competitiva digitale – ha spiegato Catania – Sappiamo cosa c’è da fare e che i prossimi 12-24 mesi saranno cruciali».
Il momento è positivo: c’è ancora molto da fare, ma la luce in fondo al tunnel c’è. E pare che questa volta ci sia anche la volontà di considerare il digitale una vera conditio sine qua non.