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06.03.2017

Stampa 3D nelle aziende italiane: lo stato dell’arte


Intervista ad Annamaria Di Ruscio, Amministratore Delegato di NetConsulting cube


Quale stato dell’arte, su questo segmento di mercato fortemente innovativo?
Le aziende italiane stanno cogliendo il valore della Stampa 3D e dell’Additive Manufacturing. Le aree di utilizzo non si limitano alle attività di prototipazione e progettazione, in ragione del poter ridurre significativamente il time to market in R&D, e viene coinvolta oggi anche la Produzione, nella quale le stampanti 3D permettono processi realizzativi unici rispetto a quanto permesso da macchine di tipo tradizionale.
L’Osservatorio sulla stampa 3D e sull’Additive Manufacturing realizzato da NetConsulting cube e da Cherry Consulting nel periodo dicembre 2016 – febbraio 2017 evidenzia come questo processo potrebbe essere fortemente accelerato dall’avvio del Piano Industria 4.0 del Ministro Calenda e dai benefici fiscali previsti per l’anno in corso, in particolare dalla possibilità di cumulare gli effetti della Nuova Sabatini.
Una fase molto interessante, per il settore?
Dall’Osservatorio emerge chiaramente che le aziende italiane, dopo un approccio cauto e caratterizzato da una introduzione della Stampa 3D limitata spesso all’attività di progettazione – ambito in cui genera evidenti benefici in termini di agilità, tempi ridotti di realizzazione, riduzione degli errori, efficienza - e dopo aver fatto riferimento a centri servizi esterni per colmare i gap di competenze interne su software 3D, macchine e materiali, guardano oggi con interesse anche all’introduzione di macchine al proprio interno, anche in produzione e a supporto delle attività verso i canali distributivi.
Questo significa, ad esempio, introdurre le stampanti 3D all’interno delle fabbriche ed integrarle con gli altri sistemi di produzione per effettuare lavorazioni specifiche e speciali, con livelli di sofisticazione e personalizzazione prima non realizzabili; e grazie alla diffusione all’interno delle catene produttive, le macchine acquisiranno sempre più la sembianza di bracci robotici in grado di creare oggetti anche con inclinazioni a 6 assi.
Significa anche poter ottenere vantaggi competitivi derivanti da nuovi modelli di business; ad esempio, grazie alla possibilità offerta della stampa 3D di produrre “localmente” parti di ricambio e componenti personalizzate, direttamente a cura dei Partner delle reti distributive, attraverso la produzione di parti e ricambi con stampanti “decentrate” che operano su disegno e specifiche originali della casa produttrice.
Si sta generando un nuovo ecosistema di Partner, intorno alla Stampa 3D?
Un ruolo chiave nella Stampa 3D è certamente giocato dal nuovo ecosistema dell’Offerta, che si presenta molto composito ed articolato e spazia dai produttori di macchinari a quelli di materiali e filamenti, dai produttori di software fino ai system integrator, ai centri servizi ed ai Fab Lab. Dai Fornitori, le aziende si attendono supporto continuo ed aggiornamento, consulenza nell’accrescimento delle competenze, supporto nella definizione di modelli di analisi dei ritorni degli investimenti, sostegno nel disegno di un piano aziendale in logica Industria 4.0, nel quale la stampa 3D è un elemento che va integrato con gli altri impianti ed i sistemi in essere.
Quanto vale il mercato della Stampa 3D in Italia?
Il mercato in Italia, per la sola componente Business e con esclusione della Pubblica Amministrazione e della Sanità vale, nel 2016, circa 245 M€ ed evidenzia tassi di crescita prospettici molto elevati per i prossimi due anni, anche grazie all’effetto atteso dal Piano Calenda, che insieme alla Nuova Sabatini si applica in pieno alla Stampa 3D.
Per il 2016 la componente relativa alle macchine è pari a circa 90 M€ e quella legata ai materiali incide per 50 M€. In prospettiva, sia l’acquisto di nuovi macchinari sia l’utilizzo intensivo di quelli già installati avrà un effetto moltiplicatore sull’utilizzo dei materiali e dei filamenti; e la “killer application” potrebbe essere rappresentata dal rilascio di stampanti 3D in grado di funzionare con tutti i materiali o buona parte di essi.
Quale futuro per le aziende italiane in relazione alla Stampa 3D
Le aziende italiane hanno una sensibilità crescente verso la Stampa 3D, ma al tempo stesso emergono diversi aspetti ancora da mettere a fuoco. Ad esempio, quello relativo alle competenze interne su macchine, materiali e software; le regole relative all’accesso ai finanziamenti del Piano Industria 4.0 e della Nuova Sabatini; la definizione di business case complessivi; l’impatto sui processi e sui modelli organizzativi. Sono tutti aspetti su cui le aziende devono lavorare, in stretta sinergia con i propri Partner e Fornitori.
Molte aziende di diversi comparti industriali, in special modo quelli legati al made in Italy, sono già partite, e gli ambiti di applicazione ed i materiali utilizzabili sono in continua e forte evoluzione.
Per quanto il mercato della Stampa 3D sia ancora in formazione, si affacciano già all’orizzonte nuove tecnologie, quali la stampa 4D e l’uso di materiali in grado di modificarsi ed adattarsi nel tempo - ad esempio materiali plastici in grado di adattarsi alle esigenze del cliente oppure materiali organici - e la stampa 5D, che permetterà di archiviare moli di dati oggi inimmaginabili su nanostrutture in vetro.
L’intervista è una sintesi dello speech introduttivo al convegno “Stampa 3D, Manifattura Additiva e Industry 4.0” tenutosi a fine febbraio a Milano e che ha visto come contributori e testimonial numerosi Clienti e Player impegnati nel settore, fra cui Dassault Systèmes, Dedagroup, Olivetti e Protocube Reply.
La base di lavoro per lo speech e l’intervista è stata realizzata da Simona Lissemore, Project Manager di NetConsulting cube.