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18.03.2016

Donne al cuore dell’innovazione digitale


Studio NetConsulting cube: il gap si riduce ma ancora modesta la presenza femminile nei ruoli tecnico-scientifici

 

Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica sono oggi le principali leve della crescita nelle economie occidentali, ma il livello delle competenze digitali necessarie per sostenere questa crescita appare inadeguato. Basti pensare che in Italia i laureati in materie STEM (Science, Technology, Engineering and Math) sono solo l'1,3% dei giovani tra i 20 e i 29 anni; e questo a fronte di una prospettiva futura che vedrà il 90% delle professioni richiedere un elevato livello di conoscenze tecnologiche.
Vanno quindi incentivati gli ingaggi in questi settori ad alto potenziale e ancor di più incoraggiata la partecipazione femminile, oggi ampiamente sottorappresentata sia nei percorsi di studio che in quelli professionali. Una recente indagine Ue evidenzia come, nonostante le donne con un titolo accademico siano sempre di più rispetto agli uomini, solo l’1,1% di loro consegue lauree in ambito STEM.
È proprio su quest’ultimo aspetto che si è focalizzato lo studio “Digital gender gap: valorizzare il talento femminile nel settore tecnologico” realizzato da NetConsulting cube in collaborazione con CA Technologies e Fondazione Sodalitas e presentato lo scorso 8 marzo a Milano nell’incontro “Donne al cuore dell’Innovazione Digitale”.
La ricerca è stata realizzata attraverso l’analisi di un campione di 60 aziende italiane e di 216 studenti delle scuole superiori, le future generazioni di lavoratori.
Emerge dall’analisi che nel 70% delle aziende intervistate la quota di donne che ricopre ruoli tecnico-scientifici è inferiore al 25% e scende addirittura al 10% se si analizzano i soli ruoli dirigenziali.
Eppure, in termini di soft skills, rispetto agli uomini, alle donne che ricoprono ruoli tecnico-scientifici sono riconosciute maggiori attitudini al problem solving (75%), al multitasking (62,5%), alla gestione dei rapporti interpersonali e al team working (45,8%), così come maggiore creatività e propensione all’Innovazione (41,7%).
Il fenomeno di gender gap sembra si vada riducendo nel tempo, seppur lentamente, così come non sembra esserci un rilevante divario a livello di retribuzione: per il 70% circa dei Direttori HR intervistati, la retribuzione delle donne impiegate in ruoli tecnico-scientifici è sostanzialmente in linea con quella degli uomini.
Nell’attività di recruiting, le principali difficoltà nel reperire risorse femminili con competenze digitali fanno riferimento principalmente alle resistenze culturali interne all’organizzazione (45,8%), alla carenza di laureate in discipline tecnico-scientifiche (29,2%) e al modesto interesse da parte delle donne verso le professioni in ambito IT (29,2%).
Altro elemento interessante riguarda la presenza di addetti di sesso femminile nelle strutture ICT: a fronte di una presenza del 22,6% di donne in area ICT, nei casi in cui a guidare la struttura sia un CIO donna questa quota diventa del 37,9%; quando il CIO è uomo, la presenza di donne è del 13,9%.
In ambito ICT, il 40% circa delle donne è laureato in materie tecnico-scientifiche, e gli incarichi fanno riferimento principalmente ai ruoli di Responsabile di Area (48,6%), Project Manager (45,7%) e Sviluppatore o Programmatore (31,4%).
In generale i CIO, sia uomini che donne, sono concordi sul fatto che le donne nell’ICT sono sottorappresentate nelle posizioni manageriali e di responsabilità e che le aziende dovrebbero incentivare una maggiore presenza delle donne nell’ICT; ma nel valutare quanto il gap si stia riducendo, le donne sono tendenzialmente più pessimiste: ritengono infatti che sono proprio gli stereotipi di genere associati alle competenze tecnico-scientifiche (76,5%) la principale causa della minore presenza di donne in quest’ambito, mentre per gli uomini il principale ostacolo (40,9%) è rappresentato dalla cultura aziendale.
Sul campione di studenti, i maschi evidenziano un maggiore interesse verso le discipline tecnico-scientifiche: il 40% circa dei maschi contro il 25,2% delle femmine.
Considerando le lauree in ambito STEM, i corsi di laurea indicati come prediletti dagli studenti sono Medicina (26,6%) e Biologia (20,1%), mentre Informatica si posiziona al penultimo posto tra le loro probabili scelte future, con un modesto 6,1% che la indica come potenziale scelta. Anche su questo campione sono i maschi i più orientati verso un percorso di studi in ambito STEM, e indicano Chimica (29,3%) al primo posto delle probabili scelte, mentre oltre la metà delle studentesse è più orientata a proseguire gli studi in ambito umanistico-sociale o, in ambito STEM, indicano Medicina come facoltà di attrazione (32,2%). E questo, nonostante quasi il 40% degli studenti ritenga che il settore in cui vi saranno maggiori opportunità professionali sarà quello Tecnologico e dell’High Tech.
Una nota positiva è che gli studenti di oggi mostrano di non avere preconcetti sul tema, segno che forse in futuro questo gap sarà finalmente colmato: l’88,7% di loro, sia maschi che femmine, non ritiene infatti che le donne siano meno portate verso le materie tecnico-scientifiche rispetto agli uomini. Il 78% degli studenti non ritiene nemmeno che per una donna sia più difficile intraprendere una carriera in campo scientifico-tecnologico rispetto ad un uomo.