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18.12.2015

Google prevede il futuro


5 miliardi le persone connesse in rete nel 2020, e per l'85% dei mestieri necessarie competenze digital

 

Quel che abbiamo visto sino ad oggi non è niente rispetto a quel che ci attende: una rivoluzione anche culturale guidata dal digitale e dalla connessione alla rete pervasiva, che impatterà fortemente anche sul mondo del lavoro, dove il digitale la farà da padrone.
Da qui al 2020 le persone collegate a Internet, con smartphone più che con pc, passeranno dagli attuali 2,8 miliardi a 5 miliardi; e dai due o tre dispositivi di oggi; ciascuno di noi passerà ad usarne cinque o sei. Come oggi, ma ancor più in futuro, il principale accesso alla rete sarà lo smartphone, seguito da pc e tablet; e ad essi si andranno ad aggiungere gli “indossabili', smartwatch e glass in testa. È questa la previsione di Fabio Vaccarono, Managing Director di Google Italia e membro del management board di Google Emea, che parla di un vero e proprio “salto digitale”.
Già oggi gli smartphone vengono consultati mediamente 150 volte al giorno; in futuro si vivrà costantemente collegati al web, che sarà parte integrante della nostra quotidianità. E il tutto andrà di pari passo con la diffusione della cultura digitale, considerando che solo negli ultimi tre anni sono raddoppiate le fonti digitali a cui ci si affida per reperire informazioni su qualsiasi argomento.
«Una rivoluzione culturale è la condizione indispensabile per affrontare il futuro» afferma Vaccarono. E la sfida dovrà essere raccolta innanzitutto dal mondo del lavoro, che dovrà focalizzarsi maggiormente sulla formazione digitale. Stime dell’Ue indicano che da qui al 2020 per l’85% dei mestieri saranno necessarie competenze digitali. Sempre nello stesso periodo, nei Paesi dell’Ue ci saranno circa 850mila posti di lavoro che non potranno essere coperti per mancanza di competenze digitali, spiega l’analisi.
Il tema della mancanza di appropriate competenze per affrontare le richieste del futuro digitale coinvolge fortemente anche l’Italia. Ne avevamo già parlato in un’intervista a Giancarlo Capitani, Presidente di NetConsulting cube, che analizzando le criticità del mercato italiano dichiarava: «le nostre competenze digitali rispetto all’Europa sono molto più di base e mancano competenze di livello più elevato. In Italia abbiamo sostanzialmente due gap: uno di natura quantitativa, con un numero di competenti digitali disponibili sul mercato del lavoro insufficiente a soddisfare la domanda, e soprattutto uno di natura qualitativa dovuto all’età media elevata dei lavoratori e a titoli di studio dei professionisti digitali inferiori rispetto alla media europea».