ICT-Prospacersirmifida inform
06.07.2015

Digital Disruption, esserne protagonisti o subirla


Dal Convegno di apertura di ICT Trade 2015


Tutto intorno a noi, segnali di cambiamento dirompente, che impattano sui Clienti come sull’intero sistema dell’offerta di ICT. Cosa cambia, in che direzione cambia, sotto la spinta di quali attori si modifica lo scenario in cui operiamo quotidianamente, sono fra le domande sulle quali i protagonisti del convegno si sono confrontati.
Digital Disruption non è un mantra, ma un tema chiave dei giorni nostri, e la volontà di sostenere il principio secondo cui i clienti hanno l’obbligo di reagire facendo leva sul digitale a nuovi schemi competitivi, ed i fornitori devono essere capaci di sostenere il cambiamento dei clienti all’insegna del digitale, sono stati i due concetti intorno ai quali ha ruotato la discussione.
Il tema è introdotto da Maurizio Cuzari, Amministratore Delegato di SIRMI e VP Esecutivo della sua capogruppo operativa NetConsulting cube, e da Riccardo Maiarelli, Presidente di FIDA Inform. A dare il benvenuto e per la prima volta sul palco di ICT Trade, anche Annamaria Di Ruscio, Amministratore Delegato di NetConsulting cube, che sottolinea come la Digital Disruption non sia «una sfida solo per CIO e loro fornitori, ma per chiunque guardi ai mercati e cerchi di interpretare correttamente il futuro».
Nella relazione introduttiva di Cuzari emergono alcuni dati di mercato che danno ragione al clima generale di timido ottimismo: il decremento della spesa IT in Italia si riduce dal -3% del 2014 al -1,4% atteso per il 2015; e dei 18,5 Mld€ di spesa end user in IT in Italia, circa 16 sono generati dalla componente business. Segno positivo mostrano tutte le aree innovative e in particolare il Cloud cresce del 20% anno su anno, ed è atteso mantenere questi ritmi per almeno i prossimi tre anni. In un quadro di modesta ripresa, spiccano i casi di successo, le nuove iniziative all’insegna della Disruption, le esemplificazioni di come tutte le catene e le reti del Valore si modificano radicalmente, le testimonianze di come la Digital Disruption impatti sul business di chiunque.
Cambiamento, fino alla Disruption, in tutte le aree di business e in modi diversi; e uno sguardo all’Europa fa emergere come in Italia non siamo poi così indietro quanto a capacità ed esperienze, mentre lo siamo in termini di fiducia nel futuro e di capacità di cambiamento repentino.
Proprio il cambiamento e il modo in cui le persone si rapportano ad esso sono il cuore dell’intervento di Luca Marinelli, VP Partners Sales & Strategy & Field Marketing EMEA di Citrix, che sottolinea come sia oggi fondamentale «cercare di costruire qualcosa che abiliti le persone a lavorare, e non solo a vivere il proprio quotidiano, in maniera differente»; e Maurizio Ragusa, Italy Cloud Director di IBM Italia ed Alessandro La Volpe, Director Ecosystem Development di IBM Europe ribadiscono come lo sforzo di IBM nel Cloud sia un vero fattore abilitante della Disruption di modelli di business tradizionali, come «oggi l’ICT è l’economia», come con il nuovo data center di Softlayer in Italia IBM investa nel nostro Paese, staccandosi da molte multinazionali avvezze a prendere più di quanto non diano.
Marco Galli, Amministratore Delegato di AITEC, piccola società di ICT di Vignola, con un intervento all’insegna della concretezza di chi si confronta quotidianamente con «i clienti della provincia felice dell’Italia che lavora», porta la testimonianza che «quando i clienti ci chiamano al telefono, siamo sempre quelli del computer», ma le richieste sono oggi molto diverse da quelle solite: dalla copertura wi-fi ai social per comunicare al meglio con i consumatori, alla soluzione di e-commerce, al micro marketing.
La Disruption è un punto di snodo e Sauro Romani, Alliances & Channels Country Leader di Oracle, sottolinea come sia una grande onda che occorre cavalcare; «non uno tsunami ma un’onda positiva, che sprigiona energia, permette di ripartire e porta a minimizzare lo status quo ed a generare nuovi vantaggi competitivi».
La Disruption la fa da padrona sia nelle parole di Marco Cappella, Country Manager Italy, Greece & Israel di Acer, che nei fatti della sua azienda: Acer non è solo consumer, e genera il 50% del suo fatturato dal mercato business, con un ruolo imprescindibile ed esclusivo del canale.
Anche Claudio Soffientini, Enterprise Group Channel Marketing di Hewlett Packard, cavalca il tema del “grande cambiamento” con una testimonianza diretta: HP, in estrema sintesi, si trasforma e si sdoppia in HP Enterprise per i prodotti e servizi a valore, e HP Inc per i PC e le stampanti.
Alessandro Cozzi, Enterprise Business Group Director Italy di Huawei, sposa appieno le teorie della Disruption portando l’esempio della sua società: «Siamo un’azienda votata all’innovazione e quindi a quella Disruption di cui oggi stiamo parlando. Investiamo fin dalla fondazione almeno il 10% del fatturato in R&D, e lo scorso anno abbiamo raggiunto il 14%, con una cifra record di 7Mld$».
Mirko Poggi, Country General Manager di Lenovo Italy, si sente alla guida di un’azienda in piena Disruption, con un business in grande cambiamento: da PC Company a realtà con «solo il 65% del fatturato originato dai PC, e con un ruolo strategico per i PC Server, per lo storage, per i devices della mobility»; e ne sono testimonianza l’avvenuta acquisizione della divisione Server i86 di IBM e di Motorola.
Pietro Renda, Channel & Supplies Sales Director di Lexmark, racconta un’azienda che entra in mercati nuovi come il content management e il process management, anche tramite le recenti 13 acquisizioni, tra cui spicca Kofax.
Claudio Sandri, Italy Director di ServiceNow, porta all’evidenza il suo approccio disruptive: Cloud non infrastrutturale, non applicativo, ma BPaaS per l’abilitazione di processi, a disposizione non solo dei clienti ma anche dei partner IT, che sono fra i più attenti conoscitori dei processi interni dei propri clienti.
Vincenzo Bocchi, Cloud Leader di Tech Data, testimonia un nuovo ruolo anche per i distributori, e sottolinea come la sua azienda può proporre oggi innovativi modelli di business e soluzioni cloud di terzi.
Luciano Albanese, Chief Sales Officer di Telecom Italia Digital Solutions, presenta i 18 mesi di vita della nuova realtà del Gruppo Telecom Italia dedicata ai servizi ed alle aree innovative, sottolineando come la Digital Disruption vada interpretata come un ambiente in cui poter incrementare le revenue e non come un modo per fare cost saving.
Paolo Benzi, Amministratore di Arxit e Giuseppe Verrini, Consigliere di Horus Informatica, danno la loro chiave di lettura su come essere competitivi e di “rottura” grazie alle tecnologie e ai servizi a valore, abilitati da distributori specializzati nell’andare a caccia di tecnologie innovative, quali quelli che rappresentano.
Paolo Angelucci, nel suo nuovo ruolo di Presidente di Hitachi Systems CBT, da qualche mese entrata nel gruppo delle consociate della multinazionale giapponese dell’ICT, si presenta come testimone di una vera e propria disruption: il passaggio da titolare di una realtà nazionale a manager di una società di un grande gruppo, frutto di un matrimonio italo-giapponese.
Massimo Pizzocri, Presidente di ASSO.IT, porta la testimonianza del cambiamento in atto in un mondo considerato a torto statico e tradizionale come quello del printing, che invece rimane sempre più una certezza come revenues, e che oggi si sposta sempre più verso il documentale. Tutti i soci di ASSO.IT, le principali aziende produttrici di sistemi di printing attive in Italia, hanno sottoscritto un manuale che guida il cliente alla scelta ottimale del sistema di stampa e chiarisce molte delle regole e delle normative in essere.
Finale con chi vede quotidianamente da vicino i CIO, nell’ambito delle loro associazioni: Antonella Ferrari, Presidente del Club TI di Milano, Alessandro Musumeci, Presidente del CDTI di Roma, e Riccardo Maiarelli, Presidente di FIDA Inform, la Federazione dei Club dei Dirigenti di Informatica ribadiscono l’importanza del dialogo tra Domanda e Offerta, il ruolo di garante della technology intelligence che il CIO mantiene all’interno delle aziende e l’importanza di portare anche nel settore ICT gli elementi differenzianti di “noi italiani”: il fattore umano, la nostra creatività, la nostra riconosciuta capacità di reazione e adattamento al nuovo, elementi anche questi a loro modo disruptive.
La Digital Disruption, conclude Maurizio Cuzari, è sotto gli occhi di tutti e oggi più che mai affida alla digital technology un ruolo chiave, ed ai suoi professionisti un compito primario di abilitatore dell’innovazione, molto lontano da quello che qualche detrattore tende ad affidare loro, di governo delle retroguardie.