ICT-Prospacersirmifida inform
12.02.2015

2015, la svolta del Digitale. Non ci sono più alibi


Impegno di tutti per accelerare la trasformazione digitale del Paese, è la richiesta di Elio Catania al Summit del settore ICT di Confindustria

 

«Oggi ci sono i presupposti per cambiare passo, ma nel 2015 devono partire i progetti di digitalizzazione della PA in cantiere, deve essere completato il quadro normativo e impostata una gestione efficiente dei fondi europei. In gioco ci sono potenziali risorse per 18 mld € in 6 anni che, per l’effetto moltiplicatore dell’ICT, possono dare al Pil un contributo di mezzo punto l’anno», sottolinea il Presidente di Confindustria Digitale dipingendo lo scenario presente e futuro di questo mercato.
Nel 2013 la spesa ICT italiana è giunta a rappresentare il 4,8% del Pil, contro una media Ue28 del 6,6%, con la Germania al 6,9%, la Francia al 7,0% e l’UK al 9,6%. Un gap che si traduce in 25 miliardi l’anno di mancati investimenti in innovazione digitale rispetto alla media europea.
«La nostra strategia avrà successo se nel 2015 riusciremo a riportare il settore ICT a crescere, se nel 2017 raggiungeremo un rapporto ICT/Pil del 5,5%, se nel 2020 porteremo la spesa in innovazione digitale vicina alla media UE, centrando gli obiettivi europei sulla diffusione della banda ultralarga», dichiara Catania, aggiungendo «Oggi ne esistono i presupposti: i segnali macroeconomici, una crescente sensibilità della leadership, una maggiore focalizzazione sull’esecuzione dei progetti, un clima di positiva collaborazione tra pubblico e privato, in cui spicca l’accelerazione degli investimenti nelle reti di nuova generazione da parte degli operatori di TLC...».
Ma ci sono tre nodi da sciogliere, avverte il Presidente di Confindustria Digitale: «Una gestione coerente ed efficiente dei fondi europei disponibili per il periodo 2014-2020, il rispetto dei tempi attuativi e degli obiettivi pianificati per i progetti di digitalizzazione della PA, da ottenere attraverso una governance più forte e coerente, e il completamento del quadro normativo».
Per quanto riguarda la digitalizzazione della PA, «... il Governo si è dato una vera agenda: ora deve rispettarla». Tutti i progetti in campo, secondo Catania, devono essere avviati quest’anno e il monitoraggio della loro realizzazione deve essere responsabilità diretta della Presidenza del Consiglio.
«Non ci sono più alibi. Nel 2015 la leadership pubblica e privata deve mettere alla prova le proprie capacità di reazione alle opportunità che abbiamo di fronte, producendo un cambiamento di passo dei processi di trasformazione digitale del Paese. Se scavalliamo l’anno senza aver messo in moto questo processo, senza iniziare a vedere cambiamenti sul campo, non solo difficilmente riusciremo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale per il 2020, ma avremo fatto crescere il gap d’innovazione che penalizza il nostro Paese e perso una fondamentale opportunità di crescita».