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02.03.2018

Scorporo della rete TIM: vicina una svolta “epocale”


 

Grande accelerazione nel progetto di separazione della rete di TIM, di cui si parla da anni; il tema è infatti all’ordine del giorno del CdA del 6 marzo insieme al nuovo piano industriale del gruppo.
Il CEO di Telecom Italia, Amos Genish, lo ha già illustrato al Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, incassandone il gradimento. «Di questa cosa si parla in Italia da vent'anni e per la prima volta c'è un piano razionale e articolato che prevede la societarizzazione della rete. Il nostro feedback rispetto all'operazione è molto positivo», commenta Calenda.
Si tratta per TIM, secondo Genish, di «una svolta “epocale”, un passo strategico nel quadro regolatorio italiano, che ne farà il miglior modello in Europa sul tema della separazione» superando il modello British Telecom nell'assicurare parità di trattamento di tutti gli operatori che utilizzano la rete e allo stesso tempo farà emergere il valore dell'asset, stimato tra i 14 e i 15 Mld€, quanto l'intera capitalizzazione di Borsa attuale del gruppo.
La proposta, frutto del tavolo avviato il 21 dicembre scorso su iniziativa di TIM con Governo e Autorithy, porterebbe alla creazione di una “netco”, proprietaria dell'infrastruttura fino all'ultimo miglio, sia in rame che in fibra, controllata al 100% da Telecom Italia ma dotata di un board autonomo con almeno un posto riservato a un consigliere designato dall'Agcom e uno gradito al Governo, che diventi il punto di riferimento per la sicurezza.
In prospettiva la nuova “società della rete” potrebbe arrivare ad un’operazione di aggregazione con Open Fiber, joint venture fra Cdp ed Enel, valutata favorevolmente da esponenti governativi e politici come anche dal mercato.
Se il board avallerà il progetto, si avvierà anche il percorso “formale” con Agcom per finalizzare l'operazione. Ci vorrà poi almeno un anno per implementarla: infatti, anche nel caso di benestare da parte del CdA di Telecom Italia, i passi successivi riguarderanno la verifica degli adeguati presupposti e una fase di analisi di mercato (finanziario, ndr) che presumibilmente si completerà fra giugno e luglio. A seguire, si potrà procedere allo scorporo e la nuova società potrebbe essere resa operativa al massimo entro 12 mesi; solo dopo questi passaggi, si potrebbe prevedere anche la quotazione della newco.
In parallelo con il piano di “trasformazione digitale dei processi” in corso, è confermato anche il pesante piano di ristrutturazione, che avrà un forte impatto sul fronte occupazionale, che TIM ha già presentato ai sindacati e che Genish illustrerà anche al prossimo CdA.
Per arrivare ad un risparmio a regime di 400 M€, si parla di un programma di solidarietà e di 7.500 tagli, circa il 15% della forza lavoro del gruppo: 6.500 uscite volontarie ed incentivate – di cui 4mila prepensionamenti nel corso del 2018, aumentabili a 5mila, e 2.500 esodi incentivati da distribuire nel triennio 2018 - 2020. A fronte di questi numeri, sono previste 2mila assunzioni in regime di “solidarietà espansiva”. Anche sui Dirigenti, è in programma un ulteriore taglio di 100 unità, che dovrebbero portarne il numero complessivo a circa 400.
I sindacati hanno dichiarato disponibilità al confronto, ma attendono di verificare le effettive misure di incentivazione che l’azienda metterà a disposizione; e dubbi arrivano da Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia.
Intanto proprio in questi giorni è ritornata attuale la questione delle bollette a 28 giorni che vede alcuni operatori, tra cui TIM, sotto accusa per non essersi messi pienamente in linea con le linee guida dettate dall’Authority.