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30.05.2018

TIM, Vivendi perde il controllo, CdA “indipendente” targato Elliot


 

 

Lo scorso 4 maggio l’assemblea di TIM ha modificato l’assetto del controllo del gruppo: il “fondo attivista” USA Elliott, dopo un braccio di ferro ingaggiato mesi fa, ha vinto. La lista presentata dal fondo e caratterizzata da candidati tutti definiti “indipendenti”, con il voto determinante di Cassa Depositi e Prestiti che era recentemente entrata nel capitale, ha ottenuto la maggioranza con il 49,84%; finisce, o quantomeno si interrompe, il controllo di fatto esercitato su TIM da Vivendi.
L’esito non sembra definitivo: il gruppo francese potrebbe chiedere la convocazione di una nuova Assemblea degli azionisti per proporre un riassetto del CdA e l’allargamento del board, dichiarandosi preoccupata per «il rischio che la nuova governance non tenga conto degli interessi degli azionisti» e che sia da ostacolo alla realizzazione del piano industriale 2018-2020.
I vertici di TIM, che vedono nel frattempo la nomina di Fulvio Conti a Presidente e la conferma di Amos Genish ad Amministratore Delegato, sembrano però confermare la volontà di proseguire nell’attuazione del piano su tutta la linea. Genish ha dichiarato di non avere dubbi sul fatto che l’unico interesse suo e dell’intero board sia la creazione di valore per TIM. «Il Presidente ha qualifiche elevatissime e non ho dubbi su quale sia il suo interesse: vuole creare valore per TIM e solo per TIM», ha risposto a chi faceva notare che CdP, entrata nell’azionariato e determinante per l’esito del ribaltone, è socio paritario con Enel in Open Fiber, e che Conti è stato CEO di ENEL.
Proprio in relazione al piano, i vertici di TIM segnalano che è in atto un confronto con Agcom sul progetto di separazione della rete che dovrebbe concludersi, anche unilateralmente, entro fine anno. Ed appare peraltro casuale che in parallelo Agcom, nell’ambito dell’attività di vigilanza sul ripristino della cadenza mensile della fatturazione e dei rinnovi delle offerte, abbia avviato un procedimento sanzionatorio per condotta non conforme alle disposizioni di settore nei confronti di TIM e Wind Tre.
Sul fronte dei risultati, il primo trimestre di TIM si chiude con utili di gruppo a 250 M€, in rialzo del 25% su base annua, mentre i ricavi si attestano a 4,7 Mld€, in calo del -1,6% sullo stesso periodo 2017 (+2,7% a parità di perimetro e cambi), sostenuti dalla buona performance dei ricavi da servizi a livello di Gruppo (+3,1%), come in Italia (+2%) ed in Brasile (+6,4%).
«I solidi risultati del primo trimestre 2018 sono trainati dalla performance positiva in Italia e dalla forte crescita del Brasile, a conferma che stiamo già raccogliendo i frutti dell’implementazione della nostra strategia DigiTIM - commenta Amos Genish -. In Italia registriamo una crescita stabile dell’ARPU e della base Clienti UBB, sia nel Mobile che nel Fisso, grazie al nostro impegno costante in termini di avanzamento della copertura e della qualità, con cui ci affermiamo quali player premium».
Per chiudere il quadro, è da segnalare che, prima di lasciare, il governo Gentiloni ha inflitto a TIM una multa di 74 M€ per non aver notificato il passaggio del controllo dell'azienda, di interesse strategico per la sicurezza nazionale, alla francese Vivendi. TIM ha deciso di non rivalersi su Vivendi e quindi troverà autonomamente i fondi per pagare la multa, dando fra l’altro il via alla cassa integrazione per un anno per 30.000 dipendenti per due giorni al mese, con un risparmio di circa 100 M€.
In Borsa, il titolo TIM, che non era cresciuto più di tanto durante la “battaglia” fa Elliott e Vivendi, continua a navigare da un minimo di 0,67€ del 14 novembre 2017 ad un massimo di 0,88€ del 20 aprile 2018, per tornare a scendere a 0,73€ il 25 maggio, come peraltro sta facendo in questo periodo di incertezze politiche tutta la Borsa italiana.