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30.03.2018

Svolta digitale per TIM, ma anche terremoti societari in vista


Il fondo Elliot accresce la sua partecipazione e spinge sul cambiamento

 

Ai primi di marzo, il nuovo management di TIM espressione di Vivendi ha annunciato l’avvio del progetto di separazione volontaria dalla rete, che nei piani esposti avverrà con la creazione di una Netco, ancorchè controllata al 100% da TIM; la nuova realtà avrà il pieno controllo delle infrastrutture legate alla sola rete di accesso per la telefonia fissa e Internet, non alle dorsali, e offrirà i propri servizi al mercato wholesale.
L’annuncio apre la via ad un nuovo assetto del settore Tlc, creando un modello che non ha precedenti nel panorama internazionale e che alza il livello di competitività tra gli operatori, anche nel quadro degli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea 2025 per l’accesso alla banda ultra larga.
La costituzione della Netco è presentata da TIM come componente essenziale del piano strategico triennale 2018-2020 figlio di più padri e validato da Amos Genish, il CEO di gruppo chiamato da Bolloré a guidare il business della TIM targata Vivendi.
Al centro del piano, altri due elementi chiave: la concentrazione del business sul Consumer e sui Contenuti ed il progetto DigiTit, un piano di innovazione con cui TIM si mette completamente in gioco, puntando sullo sviluppo del Digitale nell’ambito dei propri processi, creando forte discontinuità con il passato.
Il progetto DigiTit, che coinvolge anche le controllate TIM Brasil, Sparkle e Inwit, ha come obiettivo di dare al gruppo molta più agilità, tema su cui certamente oggi non brilla, basata su processi gestiti in modo dinamico e meno stratificato: prevede fra l’altro la digitalizzazione di tutti i processi e punta su una customer experience basata su un’architettura IT rinnovata e su un modello di relazione interamente digitale, incentrato sull’utilizzo di Big Data e Advanced Analytics per supportare la customer base nel segmento Fisso e Mobile.
«Puntiamo a consolidare la nostra leadership e a migliorare ulteriormente le performance, dopo un 2017 caratterizzato da ottimi risultati. Una strategia da portare a compimento offrendo tecnologie all’avanguardia, snellendo i processi aziendali, aumentando ulteriormente la convergenza delle offerte e fornendo una customer experience di eccellenza», dichiara Genish.
Nei piani di Genish, non sappiamo se validati o suggeriti da McKinsey, elementi centrali di DigiTIM saranno la convergenza in una piattaforma unica, integrante e integrata, dove confluiranno tutte le offerte, i servizi e i contenuti - video, musica e gaming - molti dei quali originali o esclusivi, ottenuti attraverso partnership con player nazionali e internazionali, per una maggiore convergenza fisso-mobile, con l’obiettivo di raggiungere 5,4 milioni di nuovi clienti in fibra.
In termini di risultati, l’obiettivo è di aumentare nell’arco del triennio l’engagement digitale con il cliente, incrementando l’utilizzo della App di self care fino all’85% e riducendo del 30% l’interazione da parte di addetti al call center; tutti temi che suonano di Consumer e di stretta sinergia con Vivendi.
Anche l’area Business ha la sua voce, anche se più sfumata e meno descritta nel dettaglio nelle dichiarazioni ufficiali: entro il 2020, i ricavi ICT e Cloud dovrebbero rappresentare il 25% del totale dei ricavi del settore, con un numero di clienti in fibra triplicato. Ma su questo tema si ha la percezione che, al di là delle dichiarazioni di obiettivo, si sottovaluti nel piano l’importanza di strumenti ed alleanze diversi da quelli attuali, e soprattutto della valorizzazione delle eccellenze di TIM in termini di risorse umane e capacità di efficace posizionamento nei confronti di una Competition agguerrita, che al contrario di TIM vede nelle TLC un mero strumento e non un fattore di vantaggio competitivo.
L’offerta commerciale prevista dal piano strategico triennale punta anche sulla sempre più rapida adozione del 5G. TIM ha siglato in questo ambito importanti accordi con i principali player tecnologici al fine di accelerare la diffusione di 5G, IoT, Industry 4.0, Cybersecurity, robotica e Intelligenza Artificiale, da applicare allo sviluppo di servizi di e-Health e e-Education basati sulla realtà virtuale, auto connesse, smart city e smart home.
Una delle apparenti reazioni ad un piano strategico è la posizione del fondo di investimento USA Elliott, uno tra i più grandi al mondo con un patrimonio gestito di oltre 34 Mld$, guidato da Paul Singer ed entrato recentemente nel capitale di TIM, e che a metà marzo detiene oltre il 5% del capitale e da voci di corridoio si avvicina al 10%.
Forte di questa partecipazione “qualificata”, il fondo ha annunciato in una lettera aperta di voler proporre nella prossima assemblea societaria un cambio di rotta nelle strategie di TIM ed un nuovo CdA: nella lettera, indirizzata ai soci (in particolare ai fondi presenti nel capitale di TIM) e di cui TIM ha dato visibilità, Elliott indica i nomi di sei candidati indipendenti e altamente qualificati per il nuovo CdA, in sostituzione dei sei amministratori nominati da Vivendi: obiettivo, si legge nella lettera, è di avere un CdA «realmente indipendente», necessario «per migliorare sia la governance che la performance di TIM». Fra i nomi proposti: l’ex-manager Telecom Italia Paolo Dal Pino, Fulvio Conti e Rocco Sabelli, e l'ex AD di Wind Luigi Gubitosi, attuale Commissario Straordinario di Alitalia.
E’ ancora da segnalare che le deleghe in capo all’ex Vice Presidente dimissionario Giuseppe Recchi sono state prese in carico da Franco Bernabè, ex CEO di TIM, ora neo Vice Presidente, che potrebbe rilevare anche le deleghe esecutive del Presidente Arnaud de Puyfontaine, dimissionario dell’ultima ora insieme a sei Consiglieri (tutti quelli che fanno riferimento a Vivendi ed un indipendente).
L’Assemblea è ora convocata per il 4 maggio.

 

Ci siamo astenuti dal riportare indiscrezioni, numerose e di segni diversi a testimonianza che la partita per il controllo e la gestione di TIM è apertissima, e soprattutto di esprimere personali commenti in merito ai possibili giochi retrostanti, fatti di alleanze ed equilibri che poco hanno a che fare con la linearità dello sviluppo di TIM e dello stesso Sistema Italia.